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Uno dei bluff italiani è la professione di liberalismo
di un bel gruppo di vezzeggiati giornalisti e intellettuali.
I famosi "terzisti", come vengono chiamati in gergo. Gente
misurata, attenta ai rapporti di forza, che disdegna lo
sguardo morale sui fatti. E a volte anche i fatti. Per
loro gli scandali sono opinioni sopra le righe. Se questi
sono i liberali, qualsiasi Puffone è uno statista. Di
seguito un'analisi del ragionamento svolto dal Prof. Sergio
Romano, terzista doc, il 17 marzo 2005 sul Corriere della
Sera.
Nella sua rubrica di corrispondenza con
i lettori del Corriere della Sera, che ha ereditato, dopo
Paolo Mieli, dal sempre più compianto Indro Montanelli,
ecco che cosa scrive il 17 marzo 2005 Sergio Romano, uno
dei più accreditati "liberali" italiani.
Il lettore Francesco Taraschi gli chiedeva
un bilancio del Berlusconi politico.
Lui, equilibrato com’è, risponde che è presto
per i bilanci. Ma due cose gli appaiono certe: un "merito"
e un "errore" dell’attuale presidente del Consiglio.
Il merito sarebbe quello di "aver contribuito
alla nascita di un sistema bipolare".
L’azzeramento di alcuni partiti post Mani
Pulite e la legge elettorale che ha introdotto il maggioritario
all’italiana, per Romano, fanno evidentemente parte di
questo merito storico. Non poteva sapere il buon Romano,
mentre vergava il suo editoriale, che il demiurgo del
bipolarismo, sette mesi dopo, avrebbe affossato il bipolarismo,
con la furbesca riforma elettorale, volta a ridurre i
margini della sua probabile sconfitta. Tra l’essere profittatori
di un grande cambiamento e l’esserne i fautori, tuttavia,
qualche differenza deve pur risaltare sotto la lente dello
storico. E ancora: quanto contribuisce a una sana dialettica
bipolare chi dice un giorno sì e l’altro anche che lui
è il Bene e gli avversari portano miseria terrore e morte?
Il professor Romano ce lo dirà la prossima volta.
Guardiamo adesso "l’errore" di Berlusconi:
"aver testardamente rifiutato di risolvere il suo macroscopico
conflitto di interessi".
Quindi: il "conflitto di interessi" era
una cosa che Berlusconi poteva e doveva "risolvere", secondo
Romano. Va considerato come una sorta di zavorra cui è
rimasto testardamente attaccato e non, come insinuano
i malpensanti, la base stessa, irrinunciabile, del gruppo
di potere mediatico, economico e politico di cui è a capo.
Come abbiamo fatto a non capirlo prima, noi radicali demonizzatori,
che a un certo punto abbiamo iniziato perfino a diffidare
di chi usa la definizione "conflitto di interessi" al
posto di quella, assai più precisa, di "concentrazione
di interessi e di poteri".
Seguiamo il freddo ragionamento dell’ex
ambasciatore, già noto per aver usato l’espressione "ceto
medio radicalizzato" per definire il popolo del Palavobis.
"Molti pensano naturalmente che il
proprietario di Fininvest abbia tratto dalla sua posizione
politica alcuni vantaggi personali. Può darsi".
Romano non si sporca le mani con questa
bassezze. Siamo sotto un Governo padronale? molti pensano
così, può darsi. Pare di vederlo, il sopracciglio alzato.
Al riguardo non ci dirà mai che cosa pensa lui, il Distinto
Intellettuale Moderato.
"Ma credo che il conflitto di interessi
abbia prodotto danni peggiori".
Certo, danni peggiori dell’aver scongiurato
il rischio della galera, dell’aver sistemato i debiti
e poi dell’aver accresciuto in modo spropositato gli averi.
Quindi il detentore di quella abnorme concentrazione di
poteri è un ingenuo o un autolesionista. Interessante!
Ecco i motivi.
"(Il conflitto di interessi) lo ha esposto
a critiche e sospetti che hanno sottratto molto tempo
al suo impegno di uomo pubblico".
Quindi il problema sono le critiche e i
sospetti, che non doveva concedere ai troppi avversari
irriducibili e allo stuolo di giornalisti di inchiesta.
E non le ragioni di quelle critiche e di quei sospetti,
fin troppo lievi in realtà rispetto alla gravità dei fatti.
E poi tutto quel tempo perso a querelare i giornalisti
della stampa estera e a controbattere alle manifestazioni
di piazza!
"Ha reso più intrattabili le sue vicende
giudiziarie…"
Più intrattabili? Quando si parla con il
cuore, si rischia di perdere un po’ di rigore, succede
anche ai migliori. Che cosa vuol dire, di grazia, l’affermazione
"Il conflitto di interessi (soggetto sottinteso) ha reso
più intrattabili le sue vicende giudiziarie"? Allude alle
tempeste mediatiche scatenate a comando contro i magistrati
attraverso squadre di giornalisti asserviti? O forse al
fatto che il proprietario di tanta roba si rendeva ipso
facto ghiotta preda dei pericolosi e invidiosi comunisti
in toga? Terza ipotesi: gli ha nuociuto avere decine di
avvocati in Parlamento e un Castelli in via Arenula. Da
cittadino comune i suoi processi ("vicende giudiziarie"?)
si sarebbero chiusi prima e con onore, senza bisogno di
prescrizioni e altre scorciatoie. Ultima: se non fosse
proprietario di media, assicurazioni, case editrici ecc.,
se non fosse continuamente intento a incrementare ricavi
attraverso la leva politica, se non potesse gestire il
set in cui si muovono gli stess i oppositori, forse si
sarebbe potuto intavolare un sano negoziato fra gentiluomini
con la controparte, per risolvere le "vicende giudiziarie",
sul modello del Patto della Crostata, che gli garantì
le tv dopo la caduta del suo primo e non gloriosissimo
governo. Mai sentito parlare di uguaglianza dei cittadini
davanti alla legge e di autonomia e indipendenza della
Magistratura, vero Professor Romano?
"… e (il conflitto di interessi) ha impedito
le grandi riforme economiche e istituzionale di cui il
Paese ha bisogno".
Ovvio. Uno comanda il 90% della televisione,
con la quale si forma l’opinione della maggioranza delle
persone, e buona parte della pubblicità, con la quale
esercita un considerevole potere di ricatto sull’intero
sistema economico, ma in cambio deve pagare pegno: niente
riforme! Continuiamo. Ecco qual è il nodo della questione,
secondo questo affascinante erede di Einaudi.
"Il nodo della questione è nelle molte leggi
ad personam che il Parlamento ha approvato negli scorsi
anni. La maggioranza le ha votate perché erano utili al
suo leader".
Iuuuuuuuuuuù! Finalmente Romano incide il
bisturi! Quindi lo scandalo di un Parlamento ad personam,
a suo tempo denunciato dal "ceto medio radicalizzato",
era vero! Calma: Romano lo Storico osserva, non si indigna.
Ecco la mazzata alla botte, dopo lo scappellotto al cerchio.
"Ma i partiti della coalizione, in tal modo,
hanno contratto un credito, che Berlusconi ha dovuto pagare
tenendo conto delle loro richieste e dei loro obiettivi
particolari".
"Credito", scrive Romano. In senso politico,
ovvio. Niente assegni premio o liquidazione di debiti,
come "molti pensano naturalmente". Ma il merito del Granduomo
d’Arcore non era quello di aver costruito il bipolarismo?
E sul fenomeno che osserva con la passione civile di un
entomologo, Romano non ha nessun giudizio morale da esprimere?
Come gli sembra un tizio, "testardamente" attaccato a
un’idea proprietaria del potere pubblico, che piega Governo
e Parlamento ai suoi interessi privati (leciti?) e in
cambio asseconda "le richieste e gli obiettivi" di chi
gli regge il sacco? A proposito, su alcuni di questi "obiettivi"
come la mettiamo? per esempio che pensa Romano dello sconcio
vestito di Arlecchino della nuova Costituzione, tra devolution
e premierato forte senza contrappesi, che uscirebbe dalla
"Riforma" Calderoli? Cediamo ancora la parola allo scienziato:
"E’ questa la ragione per cui ogni possibile
riforma (…) è stata bloccata, ritardata, o diluita da
logoranti trattative tra i partiti della coalizione".
Il frutto avvelenato è quindi il "conflitto
di interessi". Non c’entra nulla, puta caso, il fatto
che per difendere ed estendere gli interessi di un preciso
gruppo d’affari sia stata messa in piedi una "coalizione"
di partiti senza idee in comune, unita solo dalla ricerca
del potere e dalla strumentale sottomissione a un capo-padrone?
"Ed è questa la ragione per cui ho sostenuto
nelle scorse settimane, rispondendo ad alcuni lettori,
che Berlusconi è stato assai meno "potente" di quanti
essi non credano".
"E’ stato". Ma perché ne parla al passato?
Meno potente di quel che sembra, certo. E’ il potere eccessivamente
diffuso che infatti allarma l’Economist e l’Unione Europea,
vero Professore? E’ tanto impotente, questo tipetto, che
ha piazzato suoi uomini ovunque, dal calcio all’Antitrust.
Ed è in nome di questa impotenza che in tv, in cui com’è
noto pullulano artisti e giornalisti che gli risultano
sgraditi, si fa tutta questa informazione su temi cruciali,
dalla mafia alla giustizia al disastro dell’economia?
Sentenza: "La considerevole autorità di
cui disponeva è stata spesa per ottenere leggi di cui
aveva bisogno e ha privato il Paese di quelle che gli
occorrevano per avere un sistema politico ed economico
moderno".
Amen, verrebbe da dire. Da notare: la parola
"potere" diventa "autorità". Un’autorità che, nel suggestivo
ragionamento di Romano, "ha privato" il Paese di leggi
necessarie ecc. Elementare, Watson! Seguiamo cotanto esempio
e andiamo a scavare un po’ anche noi. Siamo sicuri che
le leggine ad personam siano state nocive solo in quanto
merce di scambio con gli alleati minori? Sugli effetti
sociali di questi provvedimenti, Romano ha qualche sillaba
da spendere? Leggine come la Gasparri, la depenalizzazione
di fatto del reato di falso in bilancio, i condoni a raffica,
la riduzione dei tempi della prescrizione o la riforma
dell’ordinamento giudiziario, come le rubrica Sua Eccellenza
Moderata? Insomma: a furia di perseguire l’impunità e
gli affari un po’ loschi di un gruppo dominante e dei
suoi affiliati, non è che si è prodotto un danno difficilmente
sanabile a tutta la società, alla sua Costituzione, alla
sua civiltà, alla sua legalità, alla credibilità delle
sue istituzioni? Sc elte simili, per l’Ambasciatore che
ragiona freddamente, non sono in sé il segno di un pessimo
governo? E d’altra parte è possibile attendersi un buongoverno
da parte di chi usa la politica per fare "leggi di cui
ha bisogno"? Un liberale autentico non dovrebbe avere
difficoltà a rispondere.
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