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Libertà d'informazione

 
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Silvia I.



Registrato: 12/03/08 16:56
Messaggi: 111

MessaggioInviato: Gio Set 18, 2008 4:23 pm    Oggetto: Libertà d'informazione Rispondi citando

Alla cortese attenzione della S.V.

Viviamo in un paese che si è arreso alla sua inesorabile deriva. Scandali quotidiani, sequenze di vergogne che cedono il passo ad accadimenti tanto conclamati quanto deprecabili. Un paese afflitto dalla piaga dell'adesione acritica. Una piaga che investe a 360 gradi tutta la società civile moderna.
Talmente devastante da obbligare a passare dallo strumento della visibilità di qualcuno, delegando ai VIP, per avanzare una qualsiasi istanza sociale .

Siamo impegnati in una lotta contro ogni forma di censura che, nelle sue varie accezioni e metodologie, è ancora più diffusa e tangibile di quanto si possa credere e presumere. La censura come forma di annullamento delle coscienze, subita non solo dai giornalisti, ma anche dai fruitori dell'informazione e comuni cittadini nell'ambito della loro esperienza sociale e di vita, privati del proprio diritto inviolabile di informarsi.

Crediamo che la libertà d'informazione possa essere un buon presupposto da cui poter ripartire. Un piccolissimo tassello verso un cambiamento della società civile che speriamo radicale e profondo.

Diciamo basta censura, basta manleva (la clausola in cui ci si impegna a sollevare l´editore da qualunque responsabilità legale in solido e che un giornalista freelance è spesso costretto a firmare per lavorare), basta chiudere blog scomodi, basta acriticità, basta giornalisti sfruttati e malpagati. Basta perquisizioni inquisitorie (dovere del giornalista è informare. Non esiste alcuna rivelazione di segreto d'ufficio che tenga. Le fughe di notizie non le compiono i giornalisti, che hanno il dovere di pubblicare qualsiasi notizia di interesse pubblico). Basta ad un sistema che sta trascinando, ogni giorno sempre più, il nostro paese verso un destino di declino inesorabile.

Riprendiamo nelle nostre mani la delega che per troppo tempo abbiamo ceduto ad altri.

Crediamo che ogni considerazione rimanga sterile senza il dovuto sforzo propositivo per trasformare una giusta critica in un'opportunità di miglioramento. Abbiamo pensato, discusso e ragionato su cosa potesse davvero risultare incisivo per questo scopo.
Chiediamo quindi:

1. SCUOLE DI GIORNALISMO PUBBLICHE
Ogni cittadino deve avere il diritto alla frequenza. Iscrizioni più economiche, tasse più basse, borse di studio per i meno abbienti, frequenza obbligatoria. Sarà il merito a stabilire se la strada intrapresa è quella giusta.

2. CORSI DI AGGIORNAMENTO E SPECIALIZZAZIONE
Ogni giornalista deve potersi occupare solo di un settore dell'informazione, specializzarsi in una materia particolare preferibilmente scegliendo mediante appositi corsi di specializzazione. Non può essere la specializzazione a scegliere il giornalista in base agli articoli e/o servizi che egli pubblica e alle varie situazioni che gli vengono imposte durante le sue esperienze lavorative, ma viceversa è il giornalista stesso a dover scegliere la materia da trattare. Frequenza obbligatoria di corsi di aggiornamento sulla materia e sulle questioni giuridiche, in modo da poterne salvaguardare la professionalità.

3. REGOLAMENTAZIONE DELLE ASSUNZIONI E DEL PRATICANTATO.
Obbligo per gli editori di mantenere una percentuale di assunti pari al 40%, di praticanti pari al 20%.

4. STAGE E TIROCINI RETRIBUITI.
Il mondo dell'informazione resta uno degli ultimi settori in cui stage e tirocini non vengono retribuiti. Come accade per ingegneri, architetti, avvocati, notai, medici (la cui specializzazione può essere considerata alla stregua di uno stage), [...], anche gli apprendisti dell'informazione hanno diritto a una retribuzione.

5. NO ALLA CLAUSOLA DI MANLEVA NEI CONTRATTI E DIFESA A CARICO DELL'EDITORE SIA IN AMBITO CIVILE CHE PENALE.
Per ogni servizio o pezzo pubblicato entrano in gioco le responsabilità in primis dell'autore, poi quella del redattore capo e dell'editore, i quali devono verificarne i contenuti prima della pubblicazione e/o messa in onda.
Troppo spesso in Italia i giornalisti (soprattutto i freelance) sono costretti, per poter lavorare, a firmare un contratto con annessa clausola di manleva. Questa clausola prevede l'impegno a sollevare l´editore da qualunque responsabilità legale in solido, permettendogli di poter scaricare tutte le incombenze sul giornalista, l'anello debole della catena che non può permettersi di sostenere il costo di reiterate cause. Un contratto capestro che spinge il giornalista, volente o nolente, ad auto-censurarsi per cercare di evitare ulteriori problemi legali. In qualsiasi caso, a trarne maggior profitto economico sarebbe l'editore: ha tutti i diritti sul pezzo o servizio, la possibilità di replicarlo e quindi anche i ricavi.

6. RISPETTO DEL TARIFFARIO MINIMO.
Capita troppo frequentemente che il tariffario minimo non venga rispettato. A volte si arriva a pagare anche un euro per ogni singolo pezzo, senza contare che i mass media si avvalgono spesso e volentieri di stagisti (non pagati). Come si può pretendere di avere un'informazione quantomeno decente a queste condizioni?

7. FINANZIAMENTI.
Si parla spesso di finanziamenti ai giornali, si parla spesso di abolirli. In pochi sottolineano che, così facendo, si rischia di favorire le testate più grandi, quelle che hanno risorse economiche sufficienti per potersi difendere dalle cause, fonte primaria della morte del giornalismo. Sarebbe opportuna un ridistribuzione in base alla qualità, all'efficienza e al rapporto numerico di praticanti e assunti. Il che metterebbe in una posizione di comodo anche i professionisti dell'informazione: spalle maggiormente coperte e quindi possibilità di lavorare in maggiore autonomia.
Inoltre, altro canone in base al quale elargire finanziamenti, il rapporto copie stampate / copie vendute (minore è la differenza tra i due valori, più alto sarà il finanziamento), in modo da incentivare l'efficienza organizzativa del giornale e la riduzione degli sprechi di carta.

8. ELEZIONE DEI DIRETTORI DI TESTATA.
I direttori delle singole testate dovrebbero essere eletti dai giornalisti che compongono la redazione e non nominati dagli editori; mantenuti in carica al massimo per cinque anni consecutivi (non rieleggibili), in modo da favorire un ricambio dal basso e impedire che giornali, tv e radio diventino lo specchio degli editori e dei gruppi di potere che li controllano.

9. ARCHIVIO RAI PUBBLICO E ACCESSIBILE.
La RAI è un servizio pubblico pagato a spese dei cittadini. Chiediamo quindi che si adottino le misure che consentano a tutti di accedere ai contenuti dell'archivio RAI (tenendo naturalmente conto dei legittimi diritti di terzi).

10. NESSUN VINCOLO PER I BLOG.
Il web non deve essere soggetto alle regolamentazioni che riguardano l'informazione, in quanto luogo d'incontro e di scambio. I blog non sono testate giornalistiche e ad essi non vanno applicate le leggi riservate ai mezzi di comunicazione di massa. Serve una regolamentazione che non vada ad intaccare quella che è la libertà d'espressione del singolo cittadino anche nella rete.

11. MAGGIOR IMPEGNO DI ODG E FNSI ALLA TUTELA DEL MONDO DELL'INFORMAZIONE.
Spingere per ottenere leggi a tutela del settore e dei giornalisti stessi, per fare in modo che possano esercitare il loro diritto/dovere di informare indipendentemente dalla protezione politico-economico-sociale di cui si possono avvalere. Sono quindi necessarie iniziative atte a migliorare e garantire l'indipendenza della categoria nel rispetto del codice deontologico.



Francesco Beato
Silvia Innocenzi
Salvatore Marcello




Per adesioni o info: censurae@hotmail.it
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francesco17



Registrato: 24/09/08 16:09
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MessaggioInviato: Mer Set 24, 2008 9:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

e te pareva che non fregasse a nessuno qua... Rolling Eyes
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hellies15



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MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 5:24 am    Oggetto: Rispondi citando

Più che critiche, vorrei chiedere qualche precisazione:
Sul punto 1: ma non esistono già scuole pubbliche di giornalismo?

Sul punto 2: ma questo non avviene già? E poi cmq non mi sembra un'idea genaile. Credo che un giornalista abbia diritto a poter esprimere il proprio parere in rami diversi, oppure anche (diciamo così, per riposarsi) dedicarsi alla cronaca per un pò piuttosto che alla politica. Se uno è specializzato poi è vincolato ad un settore, ed è a rischio monotonia.

Sul punto 4: giustissimo, sacrosanto.

Sul punto 5: io penso che qui si debba anche considerare il diritto dell'editore ad essere esonerato da responsabilità qualora non condivida il contenuto di un pezzo. Ma è sbagliato far firmare una clausola a priori che esoneri ogni responsabilità; più corretto è che ad ogni singolo pezzo sia lasciata la libertà all'editore, nonché al caporedattore di far comprendere al giornalista che loro se ne lavano le mani e che le responsabilità sono tutte in capo alla sua persona. Per me è giusto xk bisogna bilanciare due interessi: uno è quello del giornalista il quale vuole esprimere liberamente il suo pensiero; l'altro è quello dell'editore ad avere un giornale con articoli seri, convinenti e di qualità.

Sul punto 6: giustissimo.

Sul punto 7: ma i criteri da voi enunciati non sono gli stessi che si applicano già ora? Mi permetto di dire che io sn contrario a tali finanziamenti che mantengono in vita giornali assolutamente inutili e non letti (vedi "Il Campanile" e tanti altri). Perchè io, cittadino, devo permettere allo Stato PUBBLICO di finanziare giornali PRIVATI e mantenerli in vita, permettendo di fatto ai soli editori di partecipare agli utili???

Sul punto 8: anche qui si dimentica l'interesse dell'editore. Potreste dirmi con quale criterio oggi viene eletto il direttore? Viene posto direttamente dall'alto? Secondo me dovrebbe continuare a nominarlo cmq l'editore, ma l'assemblea dei giornalisti di redazione dovrebbero avere una sorta di potere di veto.

Sui punto 9, 10 e 11: d'accordo.
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Silvia I.



Registrato: 12/03/08 16:56
Messaggi: 111

MessaggioInviato: Gio Set 25, 2008 7:14 pm    Oggetto: Rispondi citando

La penso così:

Sul punto 1:
La richiesta era ben più ampia (Ogni cittadino deve avere il diritto alla frequenza. Iscrizioni più economiche, tasse più basse, borse di studio per i meno abbienti, frequenza obbligatoria. Sarà il merito a stabilire se la strada intrapresa è quella giusta). Comunque ti lascio un link (http://www.odgsicilia.it/scuole.html). Puoi verificare tu stesso che delle 21 scuole la maggior parte sono private e che in caso siano pubbliche si tratta di costosi Master.

Sul punto 2:
No non avviene già. Il punto è questo: il giornalista dovrebbe proporre fatti, non opinioni. Tu andresti a farti difendere da un avvocato matrimonialista per un omicidio? Perchè allora leggere di economia da un vaticanista o da un giornalista sportivo?
I tuttologi non esistono. Specializzarsi in una materia vuol dire conoscerla e averne la padronanza. Troppo spesso si leggono articoli scritti da gente che non sa nemmeno di cosa parla. Ti faccio un esempio negli ultimi giorni ho sentito e letto parlare di melanina invece di melamina. Ed è solo una cavolata...

Sul punto 5:
Per legge editore e caporedattore sono corresponsabili perchè devo verificare.
La clausola di manleva viene utilizzata per i contratti dei freelance. Ciò vuol dire che gli editori comprano un pezzo, quindi lo condividono.
La clausola di maleva rende inoltre un contratto capestro (sbilanciato). Perchè un giornalista dovrebbe pagare per responsabilità non sue? (Per le sue paga con o senza clausola)

Sul punto 7:
No i criteri non sono questi. Non parliamo di copie stampate ma di rapporto copie stampate/vendute intanto. Nessun finanziamento di partito inoltre. Fai l'esempio del Campanile, credo che non sopravviverebbe cambiando il modo di finanziare.
Senza finanziamenti pubblici la stragrande maggioranza dei prodotti editoriali non sopravviverebbe. Gli unici a restare sarebbero quelli di coloro che possiedono risorse economiche e politiche. Chi ha potere ecomico ha la possibilità di pubblicizzare e avere maggiori introiti. Ritengo che senza informazione sia difficile che possa svilupparsi una coscienza civica, senza coscienza civica addio diritti e doveri, addio democrazia. L'informazione, i giornali ecc non dovrebbero essere considerate come industrie. Altrimenti non ci si deve lamentare. La gente vuole leggere Novella2000 e Novella2000 vende. A questo punto mi verrebbe da parlare di coscienza civica, ma andrei OT.

Sul punto 8:
Oggi il direttore viene nominato dall'editore. Può essere sfiduciato dalla redazione (e a quel punto è sempre l'editore ad avere la libertà di scelta).
I nostri quotidiani, le nostre tv sono tutte in qualche modo legate alla politica, alle banche, ecc. Insomma son tutte legate a poteri forti. Un modo per preservare la libertà d’informazione a me sembra proprio quello di permettere l’elegibilità del direttore da parte dei giornalisti facente parte la redazione (del resto l’editore ha potere sulla loro permanenza). Come si fa a garantire l'indipendenza dell'informazione se è legata a doppio filo al potere?
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francesco17



Registrato: 24/09/08 16:09
Messaggi: 2

MessaggioInviato: Mer Ott 01, 2008 7:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Solo una postilla al punto 7.
Si parla tanto di abolizione dei finanziamenti ai giornali, ma non si entra mai nel merito, qui lo spreco più grande (anche perchè inutile) sta nei rimborsi delle spese di spedizione che tra l'altro spesso sono inefficienti e i giornali (specialmente i quotidiani) arrivano in ritardo, quando ormai sun "scaduti".
La prima cosa che si dovrebbe fare (invece di fare come il qui presente governo che taglia i fondi alle associazioni e alla stampa indipendente lasciando intatti quelli alle grandi case editrici) è proprio disincentivare la spedizione (che è un lusso e uno spreco, uno stato non può incentivare lo spreco e il lusso) e invece si potrebbero incentivare gli abbonamenti presso le edicole, visto che ce n'è una ogni cm2...

Tanto per cominciare, poi si potrebbe discuterne più ampiamente sui finanziamenti, lascio però un link odierno che spiega come l'unione europea invece sia favorevole ai finanziamenti e alla plurailità della stampa favorita dai governi centrali in nome di quello spirito democratico della libertà d'espressione ricordando che l'informazione non è una merce, ma un fondamento della democrazia in senso tale...
Poi ricordiamoci che siamo in Italia (sempre)


Citazione:
Il parlamento europeo per il pluralismo dell'informazione
Enzo Mangini
[30 Settembre 2008]

L'assemblea di Strasburgo ha votato il 25 settembre un documento che invita la Commissione europea e gli stati membri a tutelare la «molteplicità di opinioni» sui media e a non lasciare l'informazione solo in balia del mecato.

E' passato quasi inosservato sui media italiani il voto del parlamento europeo dello scorso 25 settembre. Gli eurodeputati hanno approvato, con 307 voti a favore, 262 contrari e 28 astenuti una modifica alla relazione della deputata Marianne Mikko [Partito socialista europeo] proposta dal Pse, dal gruppo Alde [liberaldemocratici] e dai Verdi. La moditica chiede alla Commissione ai governi degli stati membri di difendere il pluralismo dell'informazione, di garantire a tutti i cittadini dell'Ue pari accesso a mezzi di informazione liberi e diversificati, e di raccomandare, dove necessario, le conseguenti modifiche alle legislazioni nazionali.
Un voto quantomai utile nella situazione italiana e un sostegno, indirietto ma molto importante, per contenuti e profilo istituzionale, alla lotta delle testate di idee, cooperative, non profit e delle minoranze contro i tagli previsti dal governo italiano. Il cuore del documento approvato dal parlamento europeo è costituito da una serie di considerazioni sul ruolo del mercato nei media, la cui indipendenza è considerata «un requisito fondamentale per il mantenimento del modello sociale democratico europeo». Non sono infatti solo le ingerenze dei governi a mettere a rischio l'indipendenza dei mezzi di informazione, ma anche «l'operato delle imprese private, che è motivato soprattutto dal profitto economico» e quindi rischia di far sì che i media «non siano più in grado di svolgere il loro ruolo di organo di controllo della democrazia». La salvaguardia del pluralismo, quindi, «non dovrebbe essere affidata ai soli meccanismi di mercato».
I deputati invitano quindi la Commissione a promuovere un quadro giuridico stabile che «garantisca un elevato livello di protezione del pluralismo in tutti gli Stati membri». In proposito, ricordano le reiterate richieste di elaborare una direttiva mirante ad assicurare il pluralismo, incoraggiare e preservare la diversità culturale e garantire l'accesso di tutte le imprese mediatiche agli elementi tecnici atti a consentire loro di raggiungere il pubblico. Nel riconoscere anche il ruolo dell'autoregolamentazione, sottolineano la necessità di istituire sistemi per il controllo e l'attuazione del pluralismo dei media, basati su indicatori affidabili e obiettivi. Ma chiedono di definirne anche altri per valutare la posizione dei media rispetto alla democrazia, allo Stato di diritto, ai diritti dell'uomo e delle minoranze e a codici di condotta professionali per i giornalisti.
Sul piano del mercato, la preoccupazione dei parlamentari europei è duplice: da un lato l'ingerenza di proprietari ed editori sulle scelte editoriali e sulle redazioni giornalistiche, dall'altro la concentrazione della proprietà delle testate in pochi grandi gruppi editoriali, che peraltro possono dare luogo a conflitti di interessi con la politica. Ogni allusione alla situazione italiana ' per quanto non esplicita ' è chiara e diretta. Gli europarlamentari richiamano le regole antitrust dell'Ue, e tuttavia precisano che non è soltanto in base a criteri economici che il «valore» dei media deve essere misurato. Proprio per l'importanza del loro ruolo democratico, gli stati membri devono approntare i mezzi legislativi e anche i meccanismi sociali che possano garantire e proteggere la pluralità delle voci e la «molteplicità delle opinioni», soprattutto per ciò che riguarda i diritti delle minoranze.
Secondo i deputati, «l'esperienza dimostra che la concentrazione della proprietà senza limitazioni di sorta mette a repentaglio il pluralismo e la diversità culturale» e che «un sistema basato esclusivamente sulla libera concorrenza di mercato non è in grado di garantire il pluralismo dei mezzi d'informazione». Inoltre, la concentrazione della proprietà nel sistema mediatico «crea un ambiente favorevole alla monopolizzazione del mercato pubblicitario, ostacola l'entrata di nuovi attori sul mercato e conduce anche all'uniformità dei contenuti dei mezzi d'informazione». Una sintetica ma efficace descrizione di ciò che rischia di succedere ' e in parte è già successo almeno per la televisione ' nel sistema editoriale italiano, se non si riuscisse a neutralizzare i meccanismi innescati dai tagli del governo.

http://www.carta.org/campagne/editoria/15204
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Silvia I.



Registrato: 12/03/08 16:56
Messaggi: 111

MessaggioInviato: Sab Ott 04, 2008 3:14 am    Oggetto: Rispondi citando

Wink E Bravo Francesco, credo che il testo che hai citato possa essere utile!
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