La mafia senza misteri
"Intoccabili" un nuovo saggio di Lodato e Travaglio.
Quando non servono pazienza e tenacia. Le calunnie contro giovanni Falcone.

Giorgio Bocca su la Repubblica


Il profondo mistero della Mafia, il famoso terzo livello dove si incontrano i ripugnanti delinquenti dai cento omicidi e i procuratori generali in toga di ermellino, dove il sanguinario Riina bacia un potente ministro della Repubblica, sta nella sua manifesta e aggressiva chiarezza, nell´evidente favore di cui godono i mafiosi, nelle aperte collusione fra la delinquenza e lo Stato, nel sistematico appoggio che una parte dello Stato dà alla «onorata società». Sta nel terrore che questa chiarissima alleanza incute agli onesti, sta in quel perfido genio del male che ha convinto milioni di persone che star dalla parte degli assassini, dei ricattatori, dei corruttori è necessario e a suo modo provvidenziale. Il legame fra Mafia e Stato che nessuno riesce a sciogliere è il più grande rito demoniaco contemporaneo, la più grande pratica satanista contemporanea. Il mistero della Mafia? Ma quale mistero?

Che mistero è quello in cui l´efferato boss Totò Riina è latitante per cinque e passa anni in un quartiere signorile di Palermo, in una villa con piscina, da cui esce quasi ogni mattina per sbrigare i suoi affari di boss a Palermo, dare disposizioni, incontrare gli amici, discutere un appalto, vedere gli uomini della politica, scrivere "papelli"? Che mistero è la latitanza della signora Riina, sorella del mafioso Bagarella, che mette al mondo i suoi figli in una nota clinica di Palermo dove primario e medici non capiscono chi hanno in cura? Che mistero è quello dei maestri e professori che educano i figli di Riina e quello dell´impresario edile che li ospita, e quello dei parenti e amici di Corleone?

Nessun mistero, solo l´agghiacciante, paralizzante normalità della Mafia, solo la visibile, indiscutibile coesistenza fra la Mafia e lo Stato, fra i mafiosi assassini e i loro amici e complici nel governo e nella società. …

La Mafia e le simili Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona, non sono un mistero, la polizia conosce per nome tutti i loro appartenenti, pezzi da novanta e picciotti. «Basta guardargli le scarpe e gli orologi», mi diceva un sindacalista di Gioia Tauro. «Vedo che uno ha scarpe fatte a mano e Rolex d´oro e so che lo abbiamo perso, che è passato con la malavita».

Ma c´è un altro fatto, un altro comportamento sociale che disvela la Mafia e quanti stanno dalla sua parte: l´essere sempre, subito, senza limiti e ritegni contro quelli che la combattono. Non hanno certo buona stampa nelle terre di Mafia giornalisti come Saverio Lodato e Marco Travaglio, autori di questo Intoccabili (introduzione di Paolo Sylos Labini, Rizzoli, Bur, pagg. 465, euro 10), dai processi Andreotti, Dell´Utri & c. alla normalizzazione. …

Ed è la stessa incessante diffamazione cui è sottoposto chiunque cerchi di remare contro. Tutti senza scampo i grandi avversari della Mafia e della borghesia mafiosa. Lasciamo parlare una delle maggiori vittime, il magistrato Giovanni Falcone: «Ho tollerato in silenzio, in questi ultimi anni, le inevitabili accuse di protagonismo e di scorrettezze nel mio lavoro. Ritenendo di compiere un servizio utile alla società ero pago del dovere compiuto e consapevole che si trattava di uno dei tanti inconvenienti connessi alle funzioni affidatemi. Ho sopportato le infami calunnie e le campagne denigratorie a cui non ho reagito perché ritenevo, forse a torto, che il mio ruolo imponesse il silenzio. Ma la situazione è profondamente cambiata, le istruttorie nei processi di Mafia si sono inceppate. Vivo nel profondo disagio di chi è costretto a svolgere un lavoro delicato in condizioni tanto sfavorevoli».

Ma pazienza e tenacia non servono, lo obbligano a lasciare la Procura e il pool antiMafia, gli preferiscono un magistrato anziano che riporta indietro la lotta alla Mafia di cinquanta anni, lo accusano di avere simulato l´attentato dell´Addaura, per chiudere la bocca ai suoi avversari non gli resta che la morte, a lui e al suo compagno di eroica avventura Paolo Borsellino. Da che parte sta la stampa governativa, la stampa dei politici? …

Poi toccherà a Gian Carlo Caselli. «E´ un comunista!». Il governo Berlusconi fa l´impossibile per impedirgli di prendere la guida della Procura Nazionale Antimafia. Caselli è senza il minimo dubbio il magistrato più efficiente e senza macchie nella lotta alla criminalità. E´ un uomo di parte? No, ha condotto e vinto la repressione del terrorismo rosso, ha indagato sulle cooperative rosse, ha denunciato onorevoli e sindacalisti comunisti. Non sta certamente dalla parte della Mafia, non sta con la magistratura che manda assolti. Si impedisca che arrivi all´Antimafia. E lo chiamate mistero questa ignobile congiura?

L´indagine di Lodato e di Travaglio non consente escamotage e astuzie giuridiche. Non perde il tempo con i gridi di dolore e le invocazioni alla giustizia, spiega semplicemente e chiarissimamente perché siamo un povero Paese nelle mani di cialtroni e delinquenti.