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Il profondo mistero della Mafia,
il famoso terzo livello dove si incontrano i ripugnanti delinquenti
dai cento omicidi e i procuratori generali in toga di ermellino,
dove il sanguinario Riina bacia un potente ministro della Repubblica,
sta nella sua manifesta e aggressiva chiarezza, nell´evidente
favore di cui godono i mafiosi, nelle aperte collusione fra la
delinquenza e lo Stato, nel sistematico appoggio che una parte
dello Stato dà alla «onorata società». Sta nel terrore che questa
chiarissima alleanza incute agli onesti, sta in quel perfido genio
del male che ha convinto milioni di persone che star dalla parte
degli assassini, dei ricattatori, dei corruttori è necessario
e a suo modo provvidenziale. Il legame fra Mafia e Stato che nessuno
riesce a sciogliere è il più grande rito demoniaco contemporaneo,
la più grande pratica satanista contemporanea. Il mistero della
Mafia? Ma quale mistero?
Che mistero è quello in cui l´efferato
boss Totò Riina è latitante per cinque e passa anni in un quartiere
signorile di Palermo, in una villa con piscina, da cui esce quasi
ogni mattina per sbrigare i suoi affari di boss a Palermo, dare
disposizioni, incontrare gli amici, discutere un appalto, vedere
gli uomini della politica, scrivere "papelli"? Che mistero è la
latitanza della signora Riina, sorella del mafioso Bagarella,
che mette al mondo i suoi figli in una nota clinica di Palermo
dove primario e medici non capiscono chi hanno in cura? Che mistero
è quello dei maestri e professori che educano i figli di Riina
e quello dell´impresario edile che li ospita, e quello dei parenti
e amici di Corleone?
Nessun mistero, solo l´agghiacciante,
paralizzante normalità della Mafia, solo la visibile, indiscutibile
coesistenza fra la Mafia e lo Stato, fra i mafiosi assassini e
i loro amici e complici nel governo e nella società. …
La Mafia e le simili Camorra,
'Ndrangheta, Sacra Corona, non sono un mistero, la polizia conosce
per nome tutti i loro appartenenti, pezzi da novanta e picciotti.
«Basta guardargli le scarpe e gli orologi», mi diceva un sindacalista
di Gioia Tauro. «Vedo che uno ha scarpe fatte a mano e Rolex d´oro
e so che lo abbiamo perso, che è passato con la malavita».
Ma c´è un altro fatto, un altro
comportamento sociale che disvela la Mafia e quanti stanno dalla
sua parte: l´essere sempre, subito, senza limiti e ritegni contro
quelli che la combattono. Non hanno certo buona stampa nelle terre
di Mafia giornalisti come Saverio Lodato e Marco Travaglio, autori
di questo Intoccabili (introduzione di Paolo Sylos Labini, Rizzoli,
Bur, pagg. 465, euro 10), dai processi Andreotti, Dell´Utri &
c. alla normalizzazione. …
Ed è la stessa incessante diffamazione
cui è sottoposto chiunque cerchi di remare contro. Tutti senza
scampo i grandi avversari della Mafia e della borghesia mafiosa.
Lasciamo parlare una delle maggiori vittime, il magistrato Giovanni
Falcone: «Ho tollerato in silenzio, in questi ultimi anni, le
inevitabili accuse di protagonismo e di scorrettezze nel mio lavoro.
Ritenendo di compiere un servizio utile alla società ero pago
del dovere compiuto e consapevole che si trattava di uno dei tanti
inconvenienti connessi alle funzioni affidatemi. Ho sopportato
le infami calunnie e le campagne denigratorie a cui non ho reagito
perché ritenevo, forse a torto, che il mio ruolo imponesse il
silenzio. Ma la situazione è profondamente cambiata, le istruttorie
nei processi di Mafia si sono inceppate. Vivo nel profondo disagio
di chi è costretto a svolgere un lavoro delicato in condizioni
tanto sfavorevoli».
Ma pazienza e tenacia non servono,
lo obbligano a lasciare la Procura e il pool antiMafia, gli preferiscono
un magistrato anziano che riporta indietro la lotta alla Mafia
di cinquanta anni, lo accusano di avere simulato l´attentato dell´Addaura,
per chiudere la bocca ai suoi avversari non gli resta che la morte,
a lui e al suo compagno di eroica avventura Paolo Borsellino.
Da che parte sta la stampa governativa, la stampa dei politici?
…
Poi toccherà a Gian Carlo Caselli.
«E´ un comunista!». Il governo Berlusconi fa l´impossibile per
impedirgli di prendere la guida della Procura Nazionale Antimafia.
Caselli è senza il minimo dubbio il magistrato più efficiente
e senza macchie nella lotta alla criminalità. E´ un uomo di parte?
No, ha condotto e vinto la repressione del terrorismo rosso, ha
indagato sulle cooperative rosse, ha denunciato onorevoli e sindacalisti
comunisti. Non sta certamente dalla parte della Mafia, non sta
con la magistratura che manda assolti. Si impedisca che arrivi
all´Antimafia. E lo chiamate mistero questa ignobile congiura?
L´indagine di Lodato e di Travaglio
non consente escamotage e astuzie giuridiche. Non perde il tempo
con i gridi di dolore e le invocazioni alla giustizia, spiega
semplicemente e chiarissimamente perché siamo un povero Paese
nelle mani di cialtroni e delinquenti.
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